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02:59 Pubblicato da Fortezza87

Mi sembra doveroso pubblicare l'articolo che in data 4 Settembre 2009 è comparso sul sito della Onlus Bortolani e in risposta all'inchiesta di Byoblu.com

Caso microscopio: aggiornamento


In attesa di depositare in Tribunale le denunce a carico del Sig.Stefano Montanari, pubblichiamo l’interessante inchiesta di ValeriaRossi, giornalista ed editrice della rivista on line Il Ponente(www.ilponente.com) dal titolo:  “Il punto sul “caso Montanari” e sulmicroscopio elettronico” riportata all’indirizzo internet http://95.211.14.139/?p=17727.
4 Settembre 2009, di VALERIA ROSSI – Dopo lapubblicazione dell’intervista al dottor Montanari e il successivocolloquio con Marina Bortolani, che mi ha portato a togliere lasuddetta intervista dal giornale, ho cercato di raccogliere quanto piùmateriale possibile per fornire una panoramica completa dei fatti.
Ho scambiato telefonate e mail con la Onlus Carlo Bortolani, con lostesso dottor Montanari e con altre persone direttamente coinvolte neifatti, l’ultima delle quali è stata Sonia Toni, ex moglie di BeppeGrillo tuttora in ottimi rapporti con lui, che ha curato una lungaserie di conferenze del dottor Montanari e promosso la pubblicazione dialcuni suoi libri.
Premetto che la verità in tasca non l’avevo prima e non ce l’ho neancheoggi: ma avendo pubblicato e  successivamente “s-pubblicato”un’intervista su questo tema, ritengo di dover comunicare ai lettorialmeno i fatti – comprovati da testimonianze o documenti – di cui sonovenuta in possesso.
Da questi emerge che  la decisione di donare il microscopio elettronicoall’università di Urbino è stata motivata  principalmente da duefattori:
a) l’utilizzo di questa apparecchiatura dalla Nanodiagnostics srl ancheper scopi commerciali (analisi a pagamento) e non esclusivamente per laricerca, come era stato invece dichiarato nel corso della raccoltafondi;
b) il fatto che la stessa raccolta fondi sia partita sulla base diquello che potremmo definire “un equivoco” o più crudamente “unamanipolazione” del dottor Montanari ai danni di Beppe Grillo, scopertasolo in un secondo tempo.

I fatti: il dottor Montanari contattò Beppe Grillo,nel 2006, lamentando  quello che definì lo “scippo” del microscopioelettronico a quel tempo in uso alla Nanodiagnostics, ad operadell’Università di Modena.
Montanari sosteneva che questo microscopio era stato pagato, almeno inparte, con suo denaro personale e che l’unica motivazione per cui siera deciso il trasferimento era il fatto che le sue ricerche,evidenziando la pericolosità delle nanoparticelle (prodotte in larga misura  dagli inceneritori), avessero infastidito qualche potere forte.
La motivazione poteva  essere credibile e non è escluso che, del tutto o in parte, fosse anche reale:  nonfu reale, però, il racconto che Montanari fece a Grillo sul fatto chepericolose  nanoparticelle fossero state rinvenute, a seguito delle suericerche, in una serie di diffusissimi e notissimi prodotti alimentari.
Montanari disse a Grillo di aver scritto a tutte le aziende interessatee di non aver mai avuto alcuna risposta. Grillo, indignato da questifatti gravissimi, invitò Montanari a partecipare ad una serie dispettacoli in cui, oltre a dare direttamente spazio al dottore,mostrava l’elenco dei prodotti incriminati e delle sostanze nocive cheerano state trovate al loro interno grazie alle ricerche dello stessoMontanari e di sua moglie, la dottoressa Gatti.
Nel video che potete vedere qui sotto si vede e si sente chiaramenteStefano Montanari che alla domanda: “Stefano, le ditte hanno mairisposto?”  esclama:  “No, no, mai!”. (clicca qui per rivedere il video)
Peccato  che…sorpresa! Nel 2007, in un’intervista a “Disinformatico” (che potete ancora leggere integralmente sul sito  www.attivissimo.net) il dottor Montanari afferma che la storia  delle nanoparticelle neiprodotti alimentari è stata manipolata e distorta nei contenuti.
Testualmente, afferma:  “lacosa parte giusta, nel senso che quello che è stato detto di base,all’origine di tutto c’è una cosa quasi giusta. Poi, poi si èestrapolato e si sono dette delle cose che assolutamente noncorrispondono al vero, ma proprio minimamente“.
Montanari spiega (qui riassumo brevemente, ma consiglio la letturadell’intervista intera) che lui e sua moglie, la dottoressa Gatti,hanno pescato a caso ed analizzato alcuni prodotti presi sugli scaffalidei supermercati.
E specifica:  “Attenzione,questo è fondamentale: di ogni prodotto noi abbiamo esaminato un pezzo,uno , non di più, cioè non abbiamo preso un lotto, due lotti, trelotti, dieci lotti, come si dovrebbe fare se si fa un controllonormale, di legge, eccetera e si va a vedere che cosa c’è in tuttiquesti prodotti. Noi abbiamo preso una scatola di quel tipo dibiscotti, un barattolo di quell’omogeneizzato, eccetera, e abbiamoesaminato. E abbiamo visto che in gran parte di questi prodotti, nontutti certamente, ci sono queste polveri che noi cerchiamo“.
In pratica si era  trattato di controlli casuali, che avevanosicuramente evidenziato un possibile problema di inquinamentoambientale ma che non avevano e non potevano avere alcuna valenza scientifica,visto che poter definire una prova “scientifica” occorrono, come inparte ammette lo stesso Montanari, campionature mirate, analisiprotocollate e, ovviamente, la pubblicazione dei risultati.
In assenza di tutto questo, Montanari non disponeva di alcuna vera“prova” da poter presentare alle ditte produttrici… e infatti nonscrisse mai neppure una riga a queste ditte, come sostiene nella stessaintervista, sbugiardando Beppe Grillo.
Ecco le sue testuali parole:  “la lettera che noi avremmoscritto a queste industrie: la lettera non esiste, non abbiamo maiscritto niente a nessuna industria, mai. Mai perché non abbiamo maimesso sotto accusa nessuno, cioè l’unico, l’unico ente che abbiamomesso sotto accusa è lo Stato, cioè chi legifera, chi non fa leggi percontrollare questo tipo di inquinamento. Noi non abbiamo mai scrittonulla a nessuno. Quindi se non abbiamo mai scritto è chiaro che nessunoci risponde. Non c’è lettera, non c’è risposta“.
Eppure, nel video, si vede chiaramente Grillo che parla di questelettere e si sente altrettanto chiaramente Montanari che non solo nonsi sogna di smentirlo, ma avvalora le sue parole ( “Hanno mai risposto,Stefano?” “No, no, mai!”).
Inoltre Grillo, come si vede sempre chiaramente nel video, espone una“lista nera” di prodotti senza che Montanari, presente sullo stessopalco,  si sogni di intervenire, di spiegare che si è trattato dicampionature casuali,  insomma di specificare, come fa invecenell’intervista, che “dare un elenco di prodotti da mettere all’indicenon ha nessun significato scientifico”.
E non è tutto qui, purtroppo.
Un altro dato di fatto è che non siano mai state prodotte le prove(richieste più volte) del fatto che il primo microscopio elettronicofosse stato pagato anche con i soldi dei due ricercatori.
Ma il dato di fatto ancor più eclatante è che il primo microscopioelettronico (quello “scippato” , secondo la prima versione diMontanari) sia lo stesso microscopio con cui la dottoressa Gatti sta tuttora lavorando al progetto europeo  DIPNA.
Sì, il microscopio è ancora in uso alla stessa ricercatrice: è conquello che porta avanti le sue ricerche, e non con il secondomicroscopio, quello acquistato con la raccolta fondi.
Lo ammette, ancora una volta, lo stesso Montanari: “Ilmicroscopio ci è stato tolto ormai già dal giugno del 2006, è rimastoimballato per nove mesi all’università di Modena, è stato riassemblato,rimontato diciamo così, di nuovo a spese nostre, perché noi adesso conquel microscopio portiamo avanti un altro progetto europeo“.
Dunque, il primo microscopio non venne mai  realmente “sottratto” allericerche della dottoressa Gatti, ma semplicemente “spostato” dallaNanodiagnostics di Modena all’Università di Modena.
L’unica cosa che, di fatto, veniva impedita a Montanari/Gatti era l’utilizzo privato dell’apparecchiatura.
In conclusione, questi sono i dati di fatto:
a) il dottor Montanari lamentò la sottrazione di un microscopio che inrealtà era ancora in uso a sua moglie per le proprie ricerche;
b) raccontò a Beppe Grillo la storia delle merendine inquinate epermise a Grillo di basare, su questa “scoperta”  che in realtà nonaveva alcun fondamento scientifico, una serie di spettacoli mirati allaraccolta di fondi per un nuovo microscopio;
c) a raccolta terminata e microscopio acquisito, negò la validità dellericerche sulle merendine attribuendo a Grillo la responsabilità di aver“capito male, perché non era uno scienziato”.
Mi risultano dunque questi  i motivi principali (ne esistono altriancora, ma non posso scrivere un libro e quindi mi limito a quelli piùgravi) per cui si interruppe il rapporto tra Beppe Grillo e StefanoMontanari, che oggi, in un’intervista rilasciata a Byoblu, si dichiaramolto stupito del fatto che la Onlus e lo stesso Grillo “non si fosseropiù fatti vedere”.
Forse  non c’era molto di cui stupirsi…
Si aggiunga che Stefano Montanari, in alcune occasioni, millantòpartecipazioni a progetti che in realtà non l’avevano affatto visto trai protagonisti.  Per esempio nella sua biografia su  “consulente delprogetto Nanopathology” della CE, circostanza smentita dall’ufficiostampa della stessa Comunità Europea, consultato da una docenteuniversitaria in chimica:
From:     “ALEXANDRESCU Laura” < Laura.ALEXANDRESCU@ec.europa.eu  >
To:      (il nome del richiedente è stato omesso per ovvi motivi di privacy)
Subject: RE: (Fwd) Re: DIPNA {REF RTD REG/G.4(2008)D/579365}]{REF RTD
REG/E.3(2008)D/593026} Date sent:            Wed, 3 Dec 2008 15:30:59 +0100

Il Dr Montanari non ha alcun titolo a vantarsi di aver partecipato ai 2 progetti finanziati…
Fin qui i fatti, comprovati, che ho potuto raccogliere sulla storia del primo microscopio.
Quanto al secondo microscopio, acquistato grazie alla raccolta di fondi fondata (mi si perdoni ilbisticcio) sull’equivoco si cui sopra, sarebbe rimasto probabilmente fuori dalla querelle tra Grillo e Montanari se solo i due scienziatiavessero prodotto le prove del suo utilizzo a scopo di ricerca.
Purtroppo, come si legge sul sito della Onlus: “comepiù volte sollecitato ai due dottori, rimaniamo in attesa di unareportistica sui risultati e sulle scoperte scientifiche – confermateda pubblicazione e da attestati della comunità scientifica – prodottiin questi tre anni di possesso del microscopio. Ciò crediamo siadoveroso nei confronti dei benefattori. E’ evidente che riferimenti aricerche e studi svolti prima dell’acquisto del microscopio in oggettonon sono inerenti a tale ripetuta richiesta, ma, anzi, possonorisultare fuorvianti”.
In realtà, anche nell’intervista concessa al Ponente, il dottorMontanari mi ha parlato di scoperte (”le nanoparticelle entrano nelnucleo della cellula”, “le nanoparticelle passano dalla madre al feto”)che in realtà appartengono ad un periodo precedente l’acquisizione delmicroscopio. A dire il vero esse venivano già citate dal professorRenzo Tomatis, (scomparso nel 2007)  in alcuni suoi studi. Ma senzavoler entrare nel merito di “chi ha scoperto cosa”,  visto che qui nonstiamo facendo discussioni scientifiche né accademiche, se ne deducecomunque che queste scoperte non sono dovute alla presenza delmicroscopio elettronico nella sede della Nanodiagnostics.
Non risultano, peraltro, pubblicazioni a nome Montanari e/oGatti relative agli ultimi tre anni, ovvero al periodo di permanenzadel microscopio presso il loro laboratorio.
Risulta invece  che il microscopio è stato utilizzato per analisiprivate a pagamento: lo si evince dai ricavi dichiarati, visto che lamission principale della Nanodiagnostics sono appunto le analisi apagamento.
Il dottor Montanari, a questo proposito, rifiuta l’accusa di utilizzo lucroso, ma dichiara, in un post sul suo blog:  “quelloche facciamo per poter sopravvivere è cercare di vendere qualcheanalisi ai privati che se lo possono permettere e per questo usiamoanche (non sempre) il microscopio che, in qualche modo, cerca dicontribuire al suo stesso mantenimento, visto che né lei né altri simuovono e tutto ci grava addosso“.
Queste spese di mantenimento del microscopio sono state indicate daMontanari in 90.000 euro/anno;  ma anche questo costo è stato smentitodalla ditta produttrice, che invece le ha quantificate in circa25/30.000 euro/anno.
Insomma:  soltanto la  mancanza di chiarezza sull’utilizzo del macchinario  – esoprattutto la mancanza di pubblicazioni relative alle ricerche svolteper mezzo di questo microscopio (e non di quello dell’Università diModena, pagato con fondi CE) -  hanno indotto la Onlus Carlo Bortolaniad affidarlo all’Università di Urbino.
Il resto sono opinioni, ipotesi, supposizioni.
Per esempio: può esistere una macchinazione o un complotto politico ai danni di Montanari?
Ma certo che sì!
E’ risaputo, e ne abbiamo chiari esempi anche nella nostra provincia,che chiunque lotti contri inquinamento, inceneritori e affini èsicuramente malvisto ed è spesso soggetto a pressioni, ricatti e altrepiacevolezze simili.
Nessuno si sogna di negare che cementificatori e “inceneritoristi”siano capaci di tutto e che spesso abbiano un potere politico edeconomico sufficiente a stroncare una carriera o a danneggiaregravemente chi lotta contro di loro.
Purtroppo, in questo caso, la mia personale impressione è che ipresunti nemici di Montanari non abbiano neppure avuto bisogno dientrare in azione, perché il dottore ha fatto tutto da solo.
Le dichiarazioni e controdichiarazioni,  l’indubbia strumentalizzazionedel caso-merendine e il fatto di avere evidentemente carpito la fiduciadi Beppe Grillo, per poi dissociarsene a risultato ottenuto,sicuramente gli  hanno alienato diverse simpatie, nonostante si tenda(la sottoscritta per prima) a tifare sempre di cuore  per chiunquesposi la causa ambientalista.
Tifare per chi lo fa in modo scorretto, però,  diventa più difficile; eanche ammettendo che il suo “non accorgersi che Beppe Grillo avevafrainteso”  fosse per una buona causa e che comunque il finegiustificasse i mezzi, almeno a mio avviso, non è esattamente l’esempiodi limpida correttezza professionale che ci si  aspetterebbe da cotantaicona della ricerca italiana.
Per questo ritengo, personalmente,  che il dottor Montanari abbiacommesso qualche errore di troppo e che questi errori giustifichino ladecisione di spostare il microscopio acquistato coi fondi dei cittadiniin altra sede.
Ancora oggi il dottor Montanari mi ha inviato alcune  e-mail,  una delle quali attacca l’Università di Urbino accusandola di “essersischierata in più occasioni a favore di soggetti privati ed iniziativedi carattere “imprenditoriale” di dubbia validità. Prova ne siano lerecenti consulenze dell’Istituto di Botanica dell’Università e delProf. Orazio Attanasi, in qualità di docente dell’Ateneo, a sostegnodella realizzazione della centrale termoelettrica a cosiddette biomassenel Comune di Orciano di Pesaro, un progetto ritenuto altamentepericoloso anche dall’IST – Istituto Nazionale per la Ricerca su Cancrodi Genova, chiamato a esprimersi da uno dei comuni interessati.”
Purtroppo, sempre dalle testimonianze in mio possesso, risulta che fulo stesso Montanari ad indicare l’Università di Urbino comedestinataria nominale del  microscopio.
Se sapeva che questo ente pubblico era complice degli inquinatori, per quale motivo l’ha scelto?
E se non lo sapeva, come può oggi accusare (più o meno velatamente) laBortolani Onlus di complicità occulte con un Ente che NON è statoscelto da loro?
Comunque,  personalmente inviterei i lettori a separare nettamente  ledue cose, anzi tre: la ricerca da una parte, la lotta control’inquinamento dall’altra, la figura del dottor Montanari da un’altraancora.
Se una qualsiasi di queste non risulta limpida come tutti vorremmo, nonè necessariamente valido l’assunto secondo cui non valgono nullaneanche le altre.
Non è così che funziona, e qualsiasi tentativo di virare questastoria a favore di inquinatori e inceneritori sarebbe unastrumentalizzazione inaccettabile.
La lotta contro l’inquinamento si basa su ricerche scientifichefondate, validissime, alcune delle quali  sicuramente attribuibilianche alla dottoressa Gatti, con la collaborazione del dottorMontanari: questo non va assolutamente messo in discussione.
Purtroppo sembra risultare che  il dottor Montanari, perseguendo ilnobile  scopo della ricerca – che personalmente voglio continuare a credere fondato su  puri ideali e non su speranze di  lucro personale –abbia  manipolato un po’ troppo persone, dati e fatti.
Quindi la mia, personalissima ed opinabilissima, opinione è che BeppeGrillo abbia avuto fondati motivi per allontanarsi da questa figura eche la Bortolani Onlus abbia altrettanto fondati motivi non per“rubargli” il microscopio, ma per collocarlo in una sede in cui possaessere utilizzato anche per altre ricerche e da altri scienziati, ingrado di garantire quei risultati scientifici e quelle pubblicazioniufficiali che fino ad oggi la Nanodiagnostics non ha prodotto, ma a cui i donatori hanno assolutamente diritto.
Il tutto consentendo ugualmente  a Montanari-Gatti di continuare a faruso del microscopio per le proprie ricerche, come risulta dall’atto didonazione.
Certo, non sarà comodo fare ogni volta 200 chilometri per utilizzarlo:su questo il dottor Montanari ha sicuramente ragione.  Però è anchevero che questo disagio appare come il risultato della sua scarsatrasparenza, e di questo non credo possa incolpare altri che se stesso.
Che poi qualche potere (politico od economico che sia) legato agliinceneritori possa far festa, è fuor di dubbio: ma  questa è laconseguenza,  mentre  non c’è alcuna prova che possa farlo ritenere  lacausa di quanto è successo.
Nota finale: ciò che ho pubblicato è il risultato di due  giorni di ricerche; ma non pretendo sicuramente, in due giorni, (per quantointensi)  di aver sciolto tutti i nodi che compongono questa intricatastoria.
Il dottor Montanari avrà ampio diritto di replica, così come lo avrannotutte le persone informate che vorranno partecipare alla discussione,portando possibilmente  fatti concreti: ma anche le semplici opinionisaranno bene accette.
Come si sarà notato, in questo mio “punto della situazione” manca latestimonianza diretta di uno dei principali interessati, e cioè BeppeGrillo. In realtà avevo cercato di contattarlo tramite il meetupsavonese; ma la sua decisione, comunicata dal suo assistente, è quelladi “nonrilasciare  interviste su questa faccenda per non alimentare ulteriori“rumors” fino a quando (a breve) farà un post su questo argomento“.
Ed  ovviamente – anche se un po’ a malincuore – non possiamo che rispettarla.

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